Una ventina di europarlamentari dei Verdi hanno scritto una lettera alla Commissione Europea con una proposta per arginare la mancanza di cherosene dovuta al blocco dello stretto di Hormuz: impedire i voli privati per i viaggi non essenziali. 

«Il blocco dello Stretto di Hormuz ha provocato il più forte aumento dei prezzi del greggio dall'invasione russa dell'Ucraina», si legge nella missiva firmata tra gli altri da tre deputati italiani, Ignazio Marino, Cristina Guarda e Benedetta Scuderi. «In un momento di grave crisi energetica, in cui alle famiglie e alle imprese di tutta Europa viene chiesto di ridurre i consumi e sopportare costi crescenti, è indifendibile che una piccola e ricca minoranza continui a godere di un accesso illimitato a uno degli usi più dispendiosi dei combustibili fossili», prosegue la lettera destinata alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al commissario ai trasporti, Apostolos Tzitzikostas. 

L’obiettivo è inserire il divieto dentro alla lista di misure di risparmio energetico che verrà presentata ai Ministri dell'Energia Ue a metà maggio. Nei giorni scorsi, annunciando un nuovo piano per l’energia entro l’estate la Commissione ha scritto che l’Europa deve «ridurre ulteriormente la dipendenza dai mercati volatili dei combustibili fossili e costruire la resilienza dell'Europa contro i rischi futuri, basandosi sull'energia pulita prodotta in casa e sull'elettrificazione». 

Nel breve termine von der Leyen ha proposto misure volte alla protezione dei consumatori con «regimi di sostegno al reddito mirati, voucher energetici e regimi di leasing sociale, riduzioni delle accise sull'elettricità per le famiglie vulnerabili». L’esecutivo UE si impegna anche ad adottare un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato «che fornirà ulteriore flessibilità ai governi nazionali, incluse misure di emergenza per sostenere i settori economici più esposti»

In questa situazione di incertezza, non tutti i Paesi subiscono allo stesso modo la crisi. Quelli più esposti, come l’Italia, sono quelli che dipendono di più dalle importazioni energetiche, mentre gli Stati con una maggior quota di energia prodotta da fonti rinnovabili o dal nucleare sono più protetti.