I sentieri della Resistenza da fare questo 25 aprile
Tra il 1943 e il 1945, dorsali, vallate, boschi e crinali diventarono rifugio, base operativa e, spesso, unica possibilità di sopravvivenza per molti partigiani e partigiane. La montagna non è stata solo un luogo di scontro ma anche uno spazio umano, abitato da comunità che, spesso a rischio della vita, sostennero la Resistenza. Contadini, pastori, donne e ragazzi diventarono staffette e guide contribuendo alla liberazione dal nazifascismo. Molti di quei sentieri usati dai partigiani sono percorribili anche oggi. Si tratta di cammini che restituiscono alla Resistenza la sua dimensione concreta. La difficoltà dei percorsi e la loro durata varia molto e questo permette di scegliere il sentiero più adatto alla propria preparazione fisica e al tempo a disposizione. Ne abbiamo selezionati alcuni da Nord a Sud, da provare a fare in tre giorni, a piedi o in bici.
Sentiero del cane azzurro, Emilia Romagna. L’itinerario parte da Presa Alta e prende nome dalla Capanna del Cane Azzurro. Qui, a partire dal settembre 1944, il gruppo omonimo di sabotatori sovietici, comandati dal capitano Ivan. Il gruppo addestrerà i partigiani italiani nelle tecniche di sabotaggio.
Sentiero Beltrami, Piemonte. L’itinerario ripercorre la storia del capitano partigiano Filippo Maria Beltrami che nell’autunno del 1943 diede vita alla formazione partigiana insieme ad altri trenta uomini. Morirà in battaglia l’anno dopo, dopo aver rifiutato un’offerta di resa da parte dei nazisti.
Sentiero della libertà, Abruzzo. Questo itinerario parte dal cimitero di Sulmona e ripercorre i sentieri e le mulattiere attraverso i quali durante la seconda Guerra Mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, i prigionieri di guerra dei nazifascisti raggiunsero i territori controllati dagli alleati. Questi sentieri saranno percorsi anche dalla brigata Maiella, l'unica formazione partigiana a essere decorata di Medaglia d'Oro al Valore Militare alla bandiera.
Sentiero della Memoria n.9, Umbria. Il percorso parte da Molino di Carpini e attraversa la tenuta di San Faustino di Bagnola, di cui era affittuario l’antifascista perugino Bonuccio Bonucci. Dal 13 settembre 1943 divenne il rifugio e la sede operativa del primo nucleo di quella che sarebbe diventata la Brigata Proletaria d’Urto “San Faustino”.
Sentiero della Memoria, Marche. L’itinerario parte da Ascoli Piceno e ripercorre i luoghi in cui i partigiani e gli alleati trovarono rifugio. Un ceppo lungo il sentiero ricorda l’uccisione di tre partigiani, Narciso Galiè, Serafino Cellini e Alessandro Panichi, avvenuta nell’ottobre del 1943.
Resistenza nel Monte Rovaio, Toscana. Il percorso parte da Alpe di Sant'Antonio e si snoda intorno al monte Rovaio, cima secondaria delle Alpi Apuane. Il sentiero ripercorre i luoghi dove, nell'agosto del 1944, i partigiani del gruppo Valanga, fondata dal giovane studente Leandro Puccetti, furono attaccati dall'esercito tedesco.
Alpi e Appennino delle montagne italiane diventarono rifugio, base operativa e, spesso, unica possibilità di sopravvivenza per le persone che si unirono alla Resistenza. Dal Piemonte all’Abruzzo, la montagna non è stata solo un luogo di scontro ma anche uno spazio umano, abitato da comunità che, spesso a rischio della vita, sostennero la Resistenza. Contadini, pastori, donne e ragazzi diventarono staffette e guide contribuendo alla liberazione dal nazifascismo. Si tratta di luoghi dove la memoria diventa attraversabile e che riportano la Resistenza alla sua dimensione concreta.