La guerra di Stati Uniti e Israele in Iran da settimane sta già avendo un impatto sull’aumento dei prezzi del carburante, le cui conseguenze si ripercuotono anche sui voli. Da lunedì fino alle 14 di martedì 7 aprile l’aeroporto di Brindisi è rimasto senza carburante per gli aerei. In questi giorni anche gli aeroporti di Reggio Calabria e Pescara hanno disponibilità limitate, e la scorsa settimana sono state introdotte limitazioni a Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna.

I voli programmati nel breve termine in teoria sono tutelati, poiché diverse compagnie sono parzialmente protette da strategie di copertura del carburante, il cosiddetto fuel hedging. Ma è difficile pronosticare cosa accadrà ai voli estivi, a partire dai prezzi. «Il carburante vale fino al 35-40% dei costi complessivi di una compagnia aerea», spiega a VD l’economista dei trasporti Andrea Giuricin. Oggi in Europa una tonnellata di cherosene costa più del doppio rispetto a febbraio, oltre 1.900 dollari.

Le scorte non sono infinite, perciò «un eventuale prolungamento del conflitto può incidere notevolmente sui costi complessivi delle compagnie», con una ricaduta sui prezzi dei biglietti. Allo stesso tempo «se la guerra dovesse finire ci potrebbe essere una minore tensione per quanto riguarda i prezzi dei biglietti aerei – continua Giuricin –  E quindi è un po' una scommessa decidere se comprare adesso i biglietti o comprarli invece più avanti».

Alcuni voli già oggi sono stati cancellati. Anche se l’eccentrico CEO di Ryanair, Michael O’Leary, invita a prenotare senza esitazione, è lui stesso ad ammette che potrebbe tagliare il 5-10% dei voli tra maggio e luglio se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso anche ad aprile.  Lufthansa si prepara a tagliare 100-200 voli al giorno. La compagnia aerea di bandiera di Danimarca, Norvegia e Svezia (SAS) ha cancellato 1.000 voli ad aprile dopo le centinaia di marzo.

In attesa delle prossime mosse di Trump, la situazione resta incerta. Giuricin comunque ritiene che non è ancora arrivato il momento di «sconsigliare» il viaggio in aereo. Ma non si sbilancia: «dipenderà molto da come evolverà la situazione». E ogni compagnia farà le sue valutazioni. Ad esempio, il capo di un vettore europeo ha dichiarato al Corriere della Sera che «se a maggio lo Stretto di Hormuz non si potrà ancora attraversare dobbiamo avviare le cancellazioni tattiche, magari a partire dai voli con bassi tassi di riempimento, salendo di intensità all’aggravarsi della situazione».

«Potrebbe non essere più conveniente far volare un aereo su determinate rotte, proprio per il fatto che queste rotte sarebbero difficili da coprire da un punto di vista finanziario», spiega Giuricin.  Ma se il contesto è incerto, per chi prenota non dovrebbero esserci brutte sorprese. Perché «difficilmente queste cancellazioni arrivano sotto data, arrivano in anticipo», rassicura l’analista. Che però specifica: «solo le compagnie stesse sanno se un volo è vicino alla marginalità, fa un buon profitto o meno. E ognuna adotta una sua strategia».

Al netto di tutto, «rimanere in Italia, sicuramente se ci si muove col treno può essere una scelta più comoda». Se invece si sceglie di viaggiare in automobile, anche in questo caso resta l’incognita delle oscillazioni del carburante per le auto, che già oggi riguardano diesel e benzina. Restare aggiornati sull’attualità rimane in sintesi il miglior investimento per quanto riguarda la scelta delle agognate vacanze estive.