Per andare in montagna non basta guardare il meteo
di Melissa AgliettiCabinovie, piste battute e bollettini meteo danno spesso l’impressione di una montagna prevedibile e sotto controllo, ma gli incidenti continuano a ricordare che si tratta di un ambiente fragile e potenzialmente pericoloso, soprattutto in inverno.
Dall’inizio del 2026 sono già 22 le persone morte travolte da valanghe sul versante alpino italiano, secondo dati di AINEVA. Nei giorni scorsi è stato inoltre ritrovato il corpo di Luciano Capasso, partito per un’escursione in solitaria ad alta quota nelle montagne intorno a Saint Moritz.
Gli incidenti non riguardano soltanto esperti alpinisti, ma anche sciatori e turisti. Spesso si tratta di persone che hanno programmato da tempo un soggiorno sulla neve e che faticano a rinunciare all’uscita, anche quando le condizioni non sono favorevoli.
A incidere è anche la crisi climatica. Inverni più miti, sbalzi di temperatura e suoli più caldi rendono il manto nevoso meno stabile, favorendo fenomeni valanghivi anomali per frequenza e tipologia. “Le oscillazioni termiche rendono instabile la neve e possono creare piani di scivolamento”, spiega la guida alpina Gionata Landi, sottolineando come il cambiamento sia evidente sulle Alpi e ancor più sull’Appennino.
Per molti la montagna rappresenta libertà e condivisione, ma l’ambiente sta cambiando e richiede una maggiore capacità di valutazione. Anche luoghi considerati sicuri perché frequentati da anni possono non esserlo più, soprattutto nella stagione invernale.
La lettura del bollettino valanghe resta fondamentale, ma è solo il primo passo. Serve poi analizzare il percorso, la morfologia del terreno e le esposizioni più a rischio, verificando sul posto se esistano ancora le condizioni per proseguire. Anche con un grado di pericolo moderato, ricordano gli esperti, la possibilità di valanghe non è esclusa.
Tra le raccomandazioni principali c’è quella di evitare escursioni in solitaria, perché in caso di incidente i tempi di soccorso possono diventare decisivi. Parallelamente, cresce il numero di frequentatori della montagna in tutte le stagioni, un fenomeno aumentato dopo la pandemia e che contribuisce all’incremento degli interventi di soccorso.
Gli esperti invitano quindi a sviluppare una nuova cultura della prudenza. La montagna, spiegano, impone di confrontarsi con i propri limiti e talvolta la scelta più sicura è rinunciare, anche quando si è partiti per raggiungere un panorama visto sui social o programmato da tempo.
In un contesto climatico sempre più instabile, concludono, esperienza e abitudine non bastano più: ogni uscita va valutata come se fosse la prima.