Tra il 19 e il 21 gennaio 2026, il ciclone Harry ha colpito duramente il Sud Italia, provocando mareggiate, frane e allagamenti che hanno messo in ginocchio infrastrutture, abitazioni e attività economiche. 

In Sicilia, frazioni e borghi della costa ionica del Catanese hanno subito danni ingenti. Una delle situazioni più critiche si registra a Niscemi (Caltanissetta), dove la frana ha un fronte di 4,5 chilometri e continua ad avanzare. Oltre 1.500 persone sono state evacuate e molti sfollati non potranno più rientrare nelle proprie case.

In questo scenario, la risposta delle comunità siciliane è stata immediata. Migliaia di cittadini si sono rimboccati le maniche, spalando fango, liberando strade, aiutando famiglie e negozianti. Il motore della mobilitazione è stato soprattutto il passaparola, attraverso chat WhatsApp e gruppi spontanei nati in poche ore. «Il nostro ruolo è fare interventi propedeutici a quelli che vedranno poi impegnati la Protezione Civile», ha spiegato a VD Simone Dei Pieri, volontario di Catania. «Si può entrare in un gruppo provinciale e dire: “Abito in questo comune, abbiamo bisogno di aiuto”. Chiunque voglia dare una mano può unirsi».

Accanto ai cittadini organizzati dal basso hanno operato anche associazioni come Plastic Free, Puli-Amo Messina e numerosi gruppi di protezione civile. In totale, sono oltre 1.500 i volontari impegnati nella rimozione dei detriti e nella messa in sicurezza di spiagge, abitazioni e strade.

La solidarietà si è tradotta anche in raccolte fondi nate dal territorio: dalla campagna Sal.mastra per i pescatori di San Giovanni Li Cuti a SosteniAMO Letojanni, promossa dal Comune, al sostegno alla ricostruzione del diving di Aci Trezza con DNA Divers fino all’iniziativa di Dieci Media per il Belvedere della Nike di Giardini Naxos. Anche l’onorevole Ismaele La Vardera ha lanciato una raccolta da destinare all’Anci.

Sul piano istituzionale, il 26 gennaio il Consiglio dei Ministri ha stanziato i primi 100 milioni di euro per l’emergenza, promettendo ulteriori fondi (i danni ammontano a circa 2 miliardi). La necessità di risorse ha riacceso il dibattito sull’uso dei finanziamenti per il Ponte sullo Stretto, ma il vicepremier Matteo Salvini ha escluso qualsiasi dirottamento. «Troveremo i fondi che servono per Sicilia, Calabria e Sardegna ma senza bloccare le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero», ha detto il ministro dei Trasporti. «Il ponte serve ai siciliani, anzi: col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente».

Per ora, la Sicilia che sta resiste è soprattutto quella dal basso: ragazzi, associazioni e cittadini comuni che, tra chat WhatsApp, raccolte fondi e reti civiche, stanno cercando di rimettere in piedi un territorio troppo spesso abbandonato dalle istituzioni e dalla politica.