«Siamo in mezzo a uno dei più grandi disastri italiani»
Sono oltre 1.500 i volontari under 30 impegnati nel Sud Italia per spalare fango e rimuovere i detriti lasciati dal ciclone Harry. Tra loro c’è Simone Dei Pieri, che ci spiega come l’attività dei ragazzi e delle ragazze coinvolti sia di supporto agli interventi istituzionali: «Il nostro ruolo è quello di fare interventi propedeutici a quelli che vedranno poi impegnata la Protezione Civile».
Il coordinamento avviene principalmente attraverso un gruppo Whatsapp aperto a chiunque voglia dare una mano, il cui link è disponibile sul profilo Instagram dell’associazione Cambia. «Si può entrare in un gruppo provinciale e dire: “Abito in questo comune, abbiamo bisogno di aiuto”», racconta Dei Pieri. «Ci organizziamo il giorno prima per il giorno dopo, creiamo un calendario e coordiniamo gli interventi. Anche chi arriva da fuori regione può unirsi».
All’interno del gruppo, i volontari hanno inoltre raccolto in un foglio Excel, sempre consultabile, tutte le raccolte fondi attive per sostenere le comunità colpite. Al momento, la maggior parte delle criticità risulta messa in sicurezza, fatta eccezione per Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove la situazione resta particolarmente delicata. «Buona parte delle case nelle prossime ore potrebbe crollare, molte sono già state evacuate. È prevista un’altra frana», spiega Simone. «Stiamo cercando di capire come poter essere utili, perché la Protezione Civile ci ha chiesto di non intervenire: saremmo più d’impiccio che di aiuto. Non si esclude la creazione di una zona rossa».
Per ora, i volontari non stanno raccogliendo beni di prima necessità. «Non sapremmo dove stiparli», precisa Dei Pieri. «Pensiamo però che ce ne sarà bisogno soprattutto a Niscemi, che è un comune di montagna e isolato. Sarà comunque la Protezione Civile a fornire indicazioni più precise».
Secondo il volontario, le istituzioni devono intervenire con maggiore rapidità: «Non si possono aspettare anni per ristori esigui. C’è bisogno di aiutare subito chi ha perso casa o lavoro». Oltre agli interventi materiali, i volontari forniscono anche supporto umano e psicologico. «Molte persone si mettono a piangere davanti a noi. Mi sento impotente: a 30 anni mi capita di vedere una persona di 60 anni che piange perché ha perso la casa e non posso dirle che lo Stato la aiuterà subito, perché non è così».
Dei Pieri critica anche la narrazione che ha accompagnato il disastro: «C’è chi ha detto che una parte della Sicilia è stata distrutta perché “abusiva”, ma questo significa sminuire uno dei più grandi disastri italiani. Perfino i porti sono stati spazzati via. Parlare di abusivismo ha alimentato la retorica del “un po’ se la sono cercata”». «Per fortuna», aggiunge, «quello che non è stato fatto mediaticamente è stato fatto dalla solidarietà delle persone».
Nel frattempo, mentre al Sud continua a piovere, il governo ha stanziato 100 milioni di euro complessivi per Calabria, Sicilia e Sardegna, dove il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza, della durata di un anno e prorogabile. I danni stimati superano però il miliardo di euro. Non sono state annunciate misure specifiche di adattamento e mitigazione della crisi climatica e chi ha sottoscritto una polizza assicurativa potrebbe non accedere agli indennizzi, poiché molte coperture non includono i danni da mareggiate.
Come ha spiegato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani in un’intervista al Manifesto, «da tre anni il Paese attende l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, rimasto solo sulla carta, perché le risorse economiche non sono mai state stanziate».
Intanto, la frana che ha colpito Niscemi si è ulteriormente estesa nel corso della notte, aggravata dalle intense piogge che hanno interessato l’area.