Mancano due settimane all’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, ma sulle montagne ampezzane la neve naturale continua a scarseggiare. A Cortina d’Ampezzo e nelle altre località olimpiche il paesaggio resta in gran parte privo di neve naturale. Le piste destinate alle competizioni sono innevate quasi esclusivamente grazie all’innevamento artificiale, reso possibile dalle basse temperature di fine dicembre e inizio gennaio. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, per garantire lo svolgimento dei Giochi sarà necessario produrre circa 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale, una quantità che comporta un elevato consumo di energia e acqua.

L’innevamento programmato è diventato una soluzione strutturale per gli eventi sportivi invernali, come già avvenuto a Sochi nel 2014 e a Pechino nel 2022, ma il suo impatto ambientale resta significativo. L’acqua utilizzata per la produzione della neve artificiale corrisponde al fabbisogno annuo di una cittadina di medie dimensioni e viene spesso prelevata tramite bacini o deviazioni di corsi d’acqua, con effetti sul territorio che continuano a suscitare proteste e contenziosi locali.

La carenza di neve si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione climatica delle regioni montane. Secondo i dati dell’International Cryosphere Climate Initiative, dal 1850 i ghiacciai alpini hanno perso circa il 60% del loro volume e solo negli ultimi vent’anni la riduzione stimata è stata del 20-25%. La stagione 2024 è stata tra le peggiori mai registrate, con perdite di spessore fino a 3-4 metri per alcuni ghiacciai delle Alpi orientali.

Mentre al Nord si fa ricorso alla neve artificiale per compensare la siccità nivologica, al Sud il ciclone “Harry” sta mostrando l’altra faccia degli estremi climatici. Sicilia, Sardegna e Calabria sono state colpite da piogge intense, venti fortissimi e mareggiate, con strade allagate, quartieri evacuati e danni alle infrastrutture costiere. Se la combinazione meteorologica può essere eccezionale, non lo è l’aumento della temperatura del mare, monitorato da anni e indicato come uno dei fattori che amplificano questi eventi. In un comunicato diffuso nei giorni scorsi, Legambiente Calabria ha ribadito l’urgenza di politiche di prevenzione strutturale, chiedendo di dare priorità alla gestione dei bacini idrici, al ripristino delle barriere naturali lungo le coste, alla tutela dei corsi d’acqua e all’adattamento delle città alle nuove condizioni climatiche.