Dopo anni le montagne stanno tornando a popolarsi
La montagna non è soltanto un luogo in cui passare le vacanze o qualche weekend. Sempre più persone si stanno trasferendo in quota per vivere – e far rivivere – i territori montani. Fino anche solo a pochi anni fa questi luoghi erano considerati in grande declino. Tra il 2019 e il 2023, invece, il saldo migratorio è tornato positivo segnando +100mila nuovi ingressi. Significa che i nuovi arrivati sono di più (e non di poco) rispetto a chi ha deciso di abbandonare la montagna per trasferirsi in città.
Di questi, quasi due terzi (64mila) sono italiani. Un altro dato incoraggiante, poiché negli anni precedenti erano stati gli stranieri a trainare le nuove entrate. Il quadro emerge dal Rapporto Montagne Italia 2025 dell’Unione nazionale Comuni comunità enti montani (Uncem) diffuso nelle scorse settimane. Il saldo migratorio positivo apre nuovi scenari e opportunità. Perché se è vero che non elimina la crisi demografica che da almeno 20 anni è un’emergenza nell’Italia montana (e non solo), «qui, dove per anni si è solo parlato di spopolamento e di declino, oggi si intravede qualcosa di nuovo», scrive su Altraeconomia Rita Salvatore, sociologa dell'ambiente e del territorio.
Il profilo di chi sceglie di trasferirsi in montagna lascia spazi di ottimismo. Sono «giovani, spesso ben formati, con idee, progetti, voglia di fare», racconta la sociologa. Non è quindi «una fuga verso luoghi lontani e isolati, ma una scelta consapevole. Si tratta certo solo di un segnale, ma carico di significato». Al centro c’è la volontà di creare nuovi legami, lasciando da parte un’immagine di Italia montana in declino, umano e ambientale. «Questi luoghi non vivono più nel retaggio di ciò che resta ma neanche nel prodromo di ciò che di rivoluzionario ci potrà essere – osserva Salvatore – Vivono nel presente, in una condizione di immanenza che sembra far “esercizio di speranza”, direbbe forse Bell Hooks, rappresentati cioè da nuove soggettività, che nel portare avanti pratiche di “reciprocità liberatoria” tentano di ripristinare il nostro senso umano di connessione».
Intervistato da Fatti di Montagna Marco Bussone, il presidente di Uncem, conferma che «ci sono moltissimi territori che stanno reimmaginando se stessi definendo nuovi percorsi». Una notizia utile a tutti, non solo a chi in montagna ci vive, ma anche per chi la frequenta in estate o in inverno, per escursioni o discese con gli sci. «La montagna – spiega – non è lì soltanto da frequentare per motivi turistici, svago, divertimento, relax come invece emerge» da molti sondaggi.
Bussone confida che se usciamo «da queste parole chiave come sci o neve, si può raccontare anche al non addetto ai lavori dell’importanza della gestione forestale, compresi i tagli necessari delle piante che sono da sostituire [...] Raccontare che si possono fare altre iniziative di valorizzazione a difesa dei versanti se si plasma il paesaggio, che non è una costruzione naturale, ma è da sempre una costruzione antropica».