«Faccio un tuffo per rinfrescarmi... ah, no»
Lo scorso weekend il Nord Italia e non solo è stato colpito da fortissime perturbazioni. Ci sono state anche vittime. A Robecchetto con Induno, a ovest di Milano, una donna di 63 anni è morta schiacciata da un albero, e altre due persone che erano con lei sono rimaste ferite, per fortuna “solo” lievemente. A molti avrà fatto impressione tornare magari da un weekend passato al mare o in montagna e ritrovarsi attorno alberi caduti, danni ad abitazioni e profonde pozze d’acqua. Ma i due fenomeni sono collegati, come spiega a VD Serena Giacomin (@serenagiacomin) direttrice scientifica dell’Italian Climate Network.
Partiamo dal presupposto che il mare è un po’ come il “termometro” del clima. Banalmente, l’atmosfera più calda scalda anche l’acqua in cui facciamo il bagno. E ciò ha un impatto profondo sugli eventi meteorologici estremi, quelli cioè che raggiungono condizioni anomale secondo le statistiche consolidate nel tempo. «A fine di giugno si registravano temperature intorno ai 38 gradi», dice Giacomin. «Se si va a vedere quella che era la media climatica di determinate località nell'ultima decade di giugno, comunque si trovano valori intorno ai 28, 29, in qualche caso 30 gradi per alcune città. Ma certamente non 36, 37, 38 gradi».
Questo ci dà l'idea dell'intensità del caldo fuori stagione, teniamo quindi in conto che non parliamo di semplici “temporali estivi”: le condizioni di partenza sono, fin dal principio, non ordinarie. «C'è da preoccuparsi perché queste temperature sono effettivamente estreme, quindi mettono in difficoltà non solo la salute umana, ma anche la biodiversità in generale e anche le nostre strutture», avverte Giacomin. C’è il caso, appunto, del mare. «Nonostante conoscessi le temperature del mare, quando mi sono buttata nei giorni scorsi sono rimasta davvero impressionata perché a luglio l'acqua non è mai stata così calda. Questo – continua Giacomin – è un fattore aggiuntivo e comunque in ogni caso legato a quelle che sono le temperature nell’atmosfera, perché mare e atmosfera “dialogano” in continuazione».
Quindi, qual è il legame? «Diciamo che lo possiamo spiegare ad esempio tramite un'equazione che è l'equazione di Clausius-Clapeyron. È un'equazione della termodinamica che spiega come per ogni grado in più di temperatura dell'aria la capacità dell'atmosfera di contenere vapore d'acqua aumenta di circa il 7%. Più aria calda significa più umidità in atmosfera e quindi più acqua precipitabile, più acqua disponibile. Quando ci ritroviamo di fronte a una situazione di instabilità o una situazione di perturbazione e tutta quest'acqua va in condensazione, le piogge possono diventare più abbondanti e anche più intense». L’intensità è dovuta dal fatto che il caldo non è solo fastidioso. «Parliamo di energia – dice la climatologa – la possiamo considerare come una miccia per il carburante. Sostanzialmente quello che è successo in queste ore è che è arrivata una perturbazione e ha trovato un bacino di energia straordinario».
Una spiegazione più tecnica è la seguente, sintetizza Giacomin: «Nelle scorse giornate, in ogni caso quando ancora c'era l'anticiclone più “forte” anche sulle regioni settentrionali, alla prima infiltrazione di aria instabile dalle Alpi si sono scatenati dei temporali estremamente intensi. Perché scavalcando le Alpi hanno trovato questo caldo anomalo che alimenta – letteralmente – i fenomeni meteorologici estremi, che quindi diventano anche più impattanti sul territorio».