Il nucleare, Piazza della Loggia, l'eccidio a Gornij Vakuf. La storia di Agostino Zanotti
di Anita FallaniSecondo diverse inchieste, a Ghedi, in provincia di Brescia, nella base dell’Aeronautica Italiana si troverebbero almeno 20 testate nucleari. Il loro scoppio, secondo un’indagine firmata dalla giornalista Sofia Basso per Greenpeace, causerebbe tra i 2 e i 10 milioni di morti.
In caso di guerra, la base di Ghedi diventerebbe uno degli obiettivi più sensibili del paese. Oggi la base militare di Ghedi è un luogo perfettamente integrato nella geografia visiva di chi lo abita: le persone portano a spasso il cane, vanno a fare jogging, le scolaresche organizzano gite scolastiche. Brescia è un capoluogo tanto pregno di cultura militare quanto di attivismo internazionale.
Per raccontare le contraddizioni di questo territorio, ci siamo fatti accompagnare dal volontario pacifista Agostino Zanotti, uno dei due sopravvissuti all’eccidio del 29 maggio 1993: una strage dimenticata dalla storia del nostro Paese. Quel giorno, Agostino faceva parte di un gruppo di volontari pacifisti partiti da Brescia con un convoglio di aiuti umanitari diretto a Zavidovići, in Bosnia centrale. Nei pressi di Gornji Vakuf, il gruppo fu assalito da una banda militare. Tre di loro — Sergio Lana, Guido Puletti e Fabio Moreni — vennero brutalmente uccisi. Solo Agostino Zanotti e Christian Penocchio riuscirono a salvarsi, fuggendo nei boschi.
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In caso di guerra, la base di Ghedi diventerebbe uno degli obiettivi più sensibili del paese. Oggi la base militare di Ghedi è un luogo perfettamente integrato nella geografia visiva di chi lo abita: le persone portano a spasso il cane, vanno a fare jogging, le scolaresche organizzano gite scolastiche. Brescia è un capoluogo tanto pregno di cultura militare quanto di attivismo internazionale.
Per raccontare le contraddizioni di questo territorio, ci siamo fatti accompagnare dal volontario pacifista Agostino Zanotti, uno dei due sopravvissuti all’eccidio del 29 maggio 1993: una strage dimenticata dalla storia del nostro Paese. Quel giorno, Agostino faceva parte di un gruppo di volontari pacifisti partiti da Brescia con un convoglio di aiuti umanitari diretto a Zavidovići, in Bosnia centrale. Nei pressi di Gornji Vakuf, il gruppo fu assalito da una banda militare. Tre di loro — Sergio Lana, Guido Puletti e Fabio Moreni — vennero brutalmente uccisi. Solo Agostino Zanotti e Christian Penocchio riuscirono a salvarsi, fuggendo nei boschi.