3 anni di azioni di disobbedienza civile che hanno fatto il giro del mondo: dalla zuppa lanciata sul quadro dei “Girasoli” di Van Gogh alla vernice lavabile che ha colorato il complesso di Stonehenge. Ma anche i blocchi stradali, i bliz alle ambasciate, fino alla torta sulla statua di cera che raffigura Re Carlo III a Madame Tussauds. Azioni che hanno aperto un dibattito – come in Italia con Ultima Generazione – sull’efficacia presunta delle forme più eclatanti di attivismo per il clima. Ora il gruppo inglese Just Stop Oil si ferma, o meglio, cambia strategia. Gli attivisti hanno annunciato un’ultima grande azione collettiva per la fine di aprile, davanti al Parlamento. Poi continueranno a sostenere la lotta, ma in altri modi.

 

Non rinnegano però le loro azioni più controverse. Anche perché, spiega Just Stop Oil in una nota, grazie alla protesta – che crea disagio ma sempre in modo pacifico – gli obiettivi sono stati raggiunti. «La richiesta iniziale di porre fine a nuovi progetti di petrolio e gas è ora diventata politica governativa», scrive il gruppo. «Abbiamo impedito l’estrazione di oltre 4,4 miliardi di barili di petrolio, e i tribunali hanno dichiarato illegali le nuove licenze per petrolio e gas». Il gruppo nega che il cambio di rotta sia dovuto alla repressione – durissima – che ha portato all’arresto di decine di attivisti. L’impatto di Just Stop Oil sul dibattito pubblico inglese è stato così ampio che sono stati introdotti nuovi reati ad hoc, tra cui l'interferenza con le infrastrutture nazionali, il divieto di incatenarsi o incollarsi (ad esempio alle strade o ai monumenti) e lo scavo di tunnel sotterranei. 

 

Proprio in questo clima era maturata la decisione di Extinction Rebellion UK di mettere temporaneamente da parte la disobbedienza civile, comunicata alla fine del 2022. «Mentre i nostri diritti vengono cancellati e coloro che parlano apertamente e sono più a rischio vengono ridotti al silenzio, dobbiamo trovare un terreno comune e unirci per sopravvivere», avevano motivato gli attivisti. Se all’epoca XR UK ammetteva che, nonostante gli sforzi, «ben poco» era cambiato, Just Stop Oil rivendica con fierezza i propri metodi (e risultati). E nel comunicato parla di «una delle campagne di resistenza civile di maggior successo nella storia recente». In effetti il Governo ha annunciato che non rilascerà nuove licenze per l’estrazione di petrolio e gas. Ma ha negato che la decisione sia una risposta alle richieste degli attivisti per il clima. Anche perché gli obiettivi dell’esecutivo sono certo ambiziosi, ma fino a un certo punto. 

Il Governo guidato da Keir Starmer, infatti, ha affermato che non revocherà le licenze esistenti. Per questo motivo non è ancora chiaro cosa succederà ai giacimenti per l’estrazione di petrolio e gas Rosebank e Jackdaw, entrambi strategici per il Paese. Dopo la battaglia legale portata avanti da Uplift e Greenpeace Uk, a gennaio 2025 una sentenza emanata da una corte scozzese ha strappato le licenze di estrazione, poiché l’approvazione conferita dai precedenti Governi conservatori non aveva tenuto conto dell’impatto effettivo sul clima. Ora le compagnie Equinor e Shell dovranno chiedere una nuova autorizzazione – con obiettivi di sostenibilità più ambiziosi – al Governo Starmer. Che è laburista ma comunque orientato al via libera. Per togliere ogni dubbio, il portavoce di Starmer ci ha tenuto a chiarire che «petrolio e gas avranno un ruolo nel nostro mix energetico per decenni a venire». Anche per questo motivo sul sito della BBC il giornalista ambientale Justin Rowlatt si chiede se Just Stop Oil abbia effettivamente ottenuto una vittoria. E se il cambio di strategia imporrà davvero l’addio alle azioni di disobbedienza civile.